Dal potenziale all’impatto: le qualità che rendono possibile l’efficacia professionale

Nel panorama professionale contemporaneo mi è capitato di assistere a un paradosso frustrante: persone dotate di solide competenze, anni di esperienza e importanti responsabilità che faticano a esprimere appieno il proprio potenziale. O ancora, professionisti straordinariamente preparati che diventano improvvisamente meno efficaci non appena il contesto si fa più complesso o pressante.

Perché accade questo?

La risposta risiede in un divario cruciale: non sempre il problema riguarda le nostre competenze. Le competenze descrivono come fare qualcosa, mentre sono le nostre qualità personali a determinare quanto siamo effettivamente in grado di agirlo, quando la situazione lo richiede. L’efficacia personale e professionale nasce in questo spazio d’incontro dinamico tra la persona e il ruolo che ricopre.

Il limite del “sapere” e le reazioni automatiche

Una/un manager può conoscere perfettamente i modelli teorici della comunicazione efficace, eppure non riuscire a prendere posizione con sufficiente convinzione quando è necessario. Può intellettualmente comprendere il valore dell’ascolto e continuare a comportarsi in modo direttivo, o disperdere idee valide in una comunicazione frammentata. Nei momenti importanti, come una conversazione difficile, capita spesso di farsi guidare inconsciamente dalla paura, dalla rabbia o dal bisogno di difendersi.

In tutti questi casi, il fulcro è la difficoltà di esprimere delle capacità che abbiamo, di fronte alle richieste del ruolo. È proprio in questo divario che il coaching rivela la sua utilità, lavorando su dimensioni personali, che sono qualità che possono essere sviluppate nel tempo.

Le dimensioni chiave dell’efficacia personale

Per colmare la distanza tra potenziale e impatto, è necessario allenare alcune qualità abilitanti fondamentali. Vediamone alcune, che nella mia esperienza di coach emergono spesso come elementi da potenziare:

Fiducia in sé: consiste nel riconoscere il proprio valore e le proprie capacità anche quando non si hanno tutte le risposte. È la qualità che permette di occupare pienamente il proprio spazio, prendere posizione e comunicare con reale autorevolezza.

Chiarezza interiore: prima di poter comunicare con chiarezza agli altri, dobbiamo fare ordine dentro di noi. Definire con precisione cosa pensiamo, cosa vogliamo ottenere e qual è la nostra posizione ci permette di semplificare i pensieri complessi in messaggi essenziali e mirati.

Presenza: significa riuscire ad abitare la situazione corrente senza farsi trascinare da reazioni automatiche. Sviluppare la presenza attraverso l’ascolto e l’osservazione è essenziale soprattutto sotto pressione, poiché conserva quello spazio di lucidità interna necessario per scegliere come rispondere anziché reagire.

Impatto: è la capacità di far arrivare le proprie idee e la propria comunicazione in modo coerente, chiaro e autorevole. L’impatto autentico nasce dalla convergenza di chiarezza, presenza, fiducia e capacità di relazione.

Capacità di relazione: l’efficacia si realizza sempre nella relazione con il contesto. Saper ascoltare, costruire relazioni di fiducia, accogliere prospettive diverse ed esprimere la propria posizione senza alimentare conflitti sterili sono competenze relazionali determinanti. Spesso, per sbloccare una relazione difficile, il primo passo è mettere in discussione le nostre convinzioni sull’interlocutore.

Determinazione e Tenuta: se la determinazione ci permette di mantenere la rotta tra ostacoli e resistenze senza irrigidirci, la “tenuta” è la capacità di rimanere funzionali anche quando le condizioni non lo sono. Significa reggere la pressione, il disaccordo, la frustrazione e la complessità di non avere risposte immediate.

Governare l’incertezza e padroneggiare le emozioni: in contesti in cui i mercati e le tecnologie cambiano rapidamente, l’incertezza è la norma. Essere efficaci significa continuare a pensare e decidere anche in assenza di informazioni complete. Per farlo, dobbiamo avere padronanza delle nostre emozioni — come paura o frustrazione — riconoscendole come fonti di informazioni senza permettere loro di dettare i nostri comportamenti.

Dal potenziale all’impatto concreto

Nessuna di queste qualità, presa singolarmente, è autosufficiente. Il loro valore reale si manifesta esclusivamente quando si convertono in azioni e comportamenti quotidiani: la fiducia ha bisogno di tradursi in capacità di prendere posizione, la chiarezza in messaggi essenziali, la presenza in ascolto attento e la padronanza delle emozioni in risposte consapevoli nei momenti complessi.

Il senso profondo dello sviluppo personale risiede nel permettere a ciascuna persona di esprimere al meglio le proprie risorse e ciò che può diventare all’interno dello specifico ruolo. Il coaching, nel mio approccio, lavora su questo piano e abilita la persona per performance desiderate e desiderabili.

Perché, in ultima analisi, il vero potenziale è quella capacità di esprimere un comportamento efficace quando conta davvero.



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L’impegno per una maggiore serenità

L’impegno per una maggiore serenità

Nuovo anno appena iniziato, nuovi cambiamenti all’orizzonte. Non c’è azienda in cui non si parli di nuovi scenari, prospettive, riorganizzazioni. Il mercato, in ogni settore, è complesso, le strutture organizzative in continua evoluzione e le persone, disorientate e a volte, impreparate, osservano attonite. L’insegnamento che la business literature ci ha dato da ormai una ventina d’anni è quello di essere sempre pronti al cambiamento, “leggere” le dinamiche che lo anticipano, restare flessibili e in ascolto, cavalcare l’onda proattivamente. E’ però innegabile che per molte persone questo atteggiamento è poco naturale e allenarsi per questo tipo di evoluzione è impegnativo. Come esseri umani abbiamo uno strumento importante che può alleviare le pene che questo scenario di continua trasformazione ci impone,  è quello della connessione, come abbiamo già visto nell’articolo Il potere della connessione umana.

Nel cambiamento invece, a volte ci si isola nelle proprie difficoltà emotive, esternando la lamentela legata all’operatività e si trascura tutto il vissuto interiore, che è il cuore della difficoltà nel cambiamento.
Ancora una volta è connettersi con gli altri, a un livello autentico, la possibile strada per superare difficoltà e paure.
Una lettura interessante è il libro di Melanie Katzman, Connect First: 52 Simple Ways to Ignite Success, Meaning, and Joy at Work; usando i suoi suggerimenti, ancor di più nel momento dell’incertezza del cambiamento, è possibile alleviare le difficoltà e generare emozioni positive che sostengano i momenti di sconforto.
Secondo Melanie ci sono 6 modi, da sviluppare intenzionalmente, per rafforzare le relazioni: estremamente semplici, non sempre scontati, rifletteteci un attimo…

Sorridere: il sorriso spontaneo non è così comune, emerge solo se ci concentriamo davvero su ciò che ci piace o su qualcosa di bello per noi, che amiamo. Il sorriso, però, è provato che stimoli la fiducia e l’apertura all’altro.  Un bel consiglio dell’autrice, che apprezzo particolarmente, è quello di tenere il cellulare nella borsa o in tasca quando si arriva al lavoro, per guardare negli occhi le persone e incontrarle con un sorriso. Anche quelle che conosciamo meno o che non apprezziamo particolarmente. Faticoso? Utile, proviamo!

Rispondere prontamente. Anche se siamo oberati di lavoro e è l’ennesima richiesta che riceviamo, diamo un riscontro, rispondiamo che abbiamo ricevuto e che ci lavoreremo appena possibile. Questo crea una connessione, favorisce ancora una volta l’apertura e sottolinea l’interesse che c’è, al di là della fatica quotidiana, nell’essere in relazione con l’altro. Tutti noi cerchiamo considerazione e spesso sentiamo la frustrazione quando le nostre richieste cadono nel nulla. Usiamo empatia e agiamo come vorremmo che gli altri agissero con noi. Basta un attimo, e tanta volontà. Il potere di un gesto come questo potrebbe cambiare molte cose nella realtà quotidiana.

Ascoltare. L’ascolto dell’altro è un’ altra pratica non scontata. Pensiamo di farlo ma in realtà non è poi così semplice essere davvero in connessione. Spesso il nostro pensiero è sulla validazione di ciò che l’altro sta dicendo e non sull’ascolto reale e la condivisione della prospettiva altrui. Inoltre l’ascolto è una delle competenze chiave della Leadership contemporanea, non dimentichiamolo, in tutti i casi, e, ancora di più se abbiamo un ruolo di coordinamento.

Raccontare “storie”.  Cosa mi è successo mentre lavoravo con il collega, come siamo arrivati ai numeri del mese, aneddoti, curiosità o stati d’animo e riflessioni personali. Trasformiamo riunioni e incontri in momenti di scambio e contatto umano oltre che di numeri e obiettivi. Ciò significa rendere più vicino alla nostra natura i nostri scambi quotidiani, non sicuramente dilungarsi in discussioni inutili, ma generare un impatto maggiore per le informazioni e le conoscenze necessarie alla quotidianità professionale. I racconti legati a come abbiamo superato un ostacolo, per esempio, possono essere di grande utilità agli altri e generare pensiero positivo e energia.

Riconoscere i propri errori. A volte quasi tabù, ammettere e parlare dei propri errori, come suggerisce anche Brené Brown (Rising strong, 2015), avvicina agli altri e ancora una volta trasforma i rapporti lavorativi in relazioni autentiche che generano a loro volta voglia di arrivare insieme agli obiettivi professionali. In questo modo si apre alla possibilità di non essere infallibili e ci si avvicina per rendere più facile la collaborazione. Il contributo di tutti è prezioso per lavorare bene insieme.

Questi apparentemente semplici gesti, in realtà difficilissimi da agire, possono essere la chiave per un maggior benessere. Volontà, determinazione, abbattimento di barriere e di convinzioni, apertura alle emozioni e alla loro espressione, contatto, comprensione dell’altro, empatia: queste le qualità che possono aiutarci in questo grande passo verso la creazione intenzionale di ambienti di lavoro più vivibili e umani.

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La sfida della “realizzazione” per persone e aziende

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Daniela Ferdeghini

PCC Coach - Trainer - Hr Consultant M. +39 347 5707022 | E. daniela.ferdeghini@verdemeta.it | Skype daniela.ferdeghini